MODENA – Prende il via oggi e prosegue fino a domenica 15 novembre a ModenaFiere 7.8.Novecento, il Gran Mercato dell’Antico, che quest’anno si arricchisce di due nuove aree: Temporary Stock Design, interamente dedicata agli arredi di design e Vintage Circus, che propone accessori ed abiti dagli anni ‘50 ai primi anni ‘80. Un salto nel passato garantito per i visitatori, che possono scegliere tra le proposte dei 450 espositori presenti.
Temporary Stock Design: modernariato a prezzi di stock
Modernariato, arredi ispirati all’estetica d’avanguardia del Novecento e oggetti di design a prezzi di stock: è questa la filosofia di“Temporary Stock Design”, una novità assoluta della diciannovesima edizione del “Gran Mercato dell’Antico”. È presente una selezione di mobili e oggetti cult del design post-moderno, come la poltrona “Proust” di Cappellini: nel 1987 Alessandro Mendini con Studio Alchymia crea questa poltrona, in stoffa e dalla forma barocca con una decorazione a macchie di colore.
La riedizione prodotta da Cappellini è realizzata con struttura in legno scolpito decorato a mano e rivestito in tessuto multicolor che riprende i decori della struttura. Le macchie del motivo pointillista erano una metafora per lo scrittore Proust, da cui il nome della sedia.
In mostra anche l’archetipo della poltrona moderna, icona di Poltrona Frau, la “Vanity Fair”, con la sua tipica forma bombata e la sua soffice seduta in piume. Questa poltrona è sinonimo di raffinatezza ed eleganza fin dagli anni ‘30, quando averne una era diventato uno status symbol e a possederla erano intellettuali, imprenditori e personaggi della nascente “middle class” della finanza. Ci sono anche mobili e oggetti della collezione Memphis, storico gruppo di designer guidati da Ettore Sottsass che, con le loro forme, i colori e i decori hanno cambiato la faccia del mobile contemporaneo. Il principio alla base di questi mobili assurdi e monumentali è “l’emozione prima della funzione”, che li ha resi vere e proprie icone degli anni ‘80. E poi gli inconfondibiliORG, che l’architetto Fabio Novembre ha disegnato per Cappellini: una serie di tavoli, consolle e tavolini con piano trasparente e struttura costituita da gambe movibili in corda polipropilenica colorata. Fabio Novembre raggiunge la notorietà con una serie di progetti per ristoranti, discoteche e negozi, sia in Italia che all’Estero, e con i mobili dal design creativo. Sempre di Cappellini c’è lacassettiera ondulata Side One di Shiro Kuramata, probabilmente il più raffinato e influente designer del Giappone moderno. Le sue opere sono il frutto di un bilanciato equilibrio, una sintesi perfetta tra la delicata finezza delle arti decorative giapponesi e l’esigenza di semplicità e purezza strutturale propria della modernità. Ha saputo creare oggetti e mobili di grande leggerezza, che sembrano fluttuare nell’aria e giocare con la luce.
Nel 1987 l’azienda italiana Cappellini ne fa il progettista di punta per l’approdo sulla scena internazionale. I suoi arredi, ancora estremamente attuali, sono presenti nelle collezioni permanenti del Museo di Arti Decorative di Parigi, del Moma di New York, del Metropolitan Museum. Dalle auto sportive alle sedie di tendenza: in mostra ci sono persino le Bugatti Chairs con cui il brand Bugatti propone una serie di soluzioni firmate da Cappellini. La serie è limitata a 99 pezzi, e si compone di sedie, sgabelli e poltroncine, tutte rigorosamente in lamiera e insufflate con poliuretano espanso. Nè l’approccio, nè l’aspetto, fa minimamente pensare a una soluzione di particolare comfort, ma è noto che le corse non hanno mai seguito la comodità come aspetto prioritario. E poi la Coupè GT di Piero Lissoni, progettista tra i più famosi a livello internazionale: si tratta di un sistema di sedute, presentato al Salone del Mobile nel 2007, con struttura in acciaio cromato, seduta in metallo e poliuretano schiumato, rivestimento in tessuti e pelli di collezione. Dal 1984 il suo grande studio di Milano progetta per il mondo intero nel campo del design industriale, dell’architettura di interni e della grafica. Non mancano gli avvolgenti mobili da esterno Dedon, realizzati con una speciale fibra sintetica simile a materiali naturali come il rattan, ma che risulta molto più resistente al tempo e alle intemperie.
Vintage Circus: lo stile fatto di storia e emozioni
L’abbigliamento vintage – abiti usati o nuovi purché appartenenti al passato – è sempre più di moda: a questo mondo retrò ma sempre attuale è dedicata la nuova area “Vintage Circus” dove dodici espositori provenienti da tutta Italia propongono il meglio delle loro ricerche: vestiti e accessori dagli anni ‘50 ai primi anni ‘80. Tutto il settore è in forte espansione: lanciato dagli stilisti sulle passerelle, amato dai divi del cinema, lo stile vintage appassiona tantissimi amanti della moda che, passeggiando fra gli stand di “Vintage Circus”, possono scoprire autentiche chicche del passato da mischiare con abiti e accessori all’ultima moda. Perché è proprio questa la filosofia del vintage, dove antico e moderno si fondono dando vita a uno stile assolutamente originale. “I capi vintage sono affascinantiperché spesso hanno una storia gloriosa – spiega Gianni Venturi di No Logo, coordinatore di Vintage Circus – e, dopo essere stati messi da parte, vengono riscoperti e selezionati per poter essere nuovamente indossati o semplicemente collezionati. Lo stile vintage è molto divertente perché permette di abbinare oggetti vecchi con le ultime novità in fatto di moda. Perché un abito sia definito vintage, però, non è necessario che sia di seconda mano, né che sia firmato, è sufficiente che appartenga al passato e rappresenti un momento storico ben definito, compreso tra gli anni ‘50 e i primi anni ‘80 del ‘900. Il vintage in fondo – conclude Venturi – è molto più uno stile che una moda, perché è fatto anche di emozioni, ricordi, cultura e storia”. Proprio No Logo, nel suo atelier di Parma, ha raccolto ben 700 paia di scarpe, punto di riferimento e di consultazione per gli stilisti: dagli inizi del Ventesimo secolo ai nostri giorni in un interessante excursus tra i capolavori di stile ed eleganza creati da grandi maestri del passato e non solo.
Si parte dai modelli degli anni ‘40 a quelli dall’inconfondibile suola rossa di Christian Louboutin, fino alle creazioni divenute cult dell’attualità come quelle di Salvatore Ferragamo, Roger Vivier, Manolo Blahnik, Charles Jourdan, Vivienne Westwood e molti altri: il risultato è un’enciclopedia della società femminile raccontata attraverso l’evoluzione delle scarpe. Ma nello stand di No Logo c’è posto anche per bellissime borse: come quella in pelle di iguana anni ‘50 o in pelle multicolor di “Coquette” anni ‘70. Vintage Art di Bologna propone persino un’ampia collezione storica di jeans: si tratta di un vero e proprio “archivio”, visitato da stilisti italiani e stranieri, ma è anche un importante tassello nella storia del costume. Questi semplici pantaloni sono forse l’unico indumento portato da tutti, quasi un simbolo di uguaglianza di sesso, di razza, di religione e di stato sociale. “Blue de Gènes” o blu di Genova era il nome originale della tela, salpava dal capoluogo ligure per vari porti d’Europa, veniva usata per la sua forte resistenza per proteggere le merci dalla salsedine durante la navigazione o per costruire i sacchi per le vele delle navi. Gli inglesi storpiarono il nome da “Blue de Gènes” a blu jeans.
La tela color indaco, forte e poco costosa, era indossata dai marinai genovesi o dai camalli, gli scaricatori di porto, sin da epoca medioevale e ben presto si diffuse divenendo l’ordito ideale per confezionare indumenti da lavoro. Intramontabili, i blu jeans non hanno conosciuto crisi, sono usciti indenni dal passaggio delle generazioni e dai capricci della moda. E’ ricco e curioso lo stand di Dulcekappa da Torino, con antichi smalti, avori cinesi e alta bigiotteria scandinava, dove spiccano i nomi di Trifari, Coro e Carnegie. Le epoche vanno dall’inizio del Novecento agli anni ‘70 e i pezzi forti sono il set cinese di inizio secolo composto da orecchini, anello, spilla, bracciale in filigrana d’argento e avorio, l’anello “Ikaros” di Bjorn Weckstrom e un pendente con cornice in oro e micromosaico all’interno risalente al 1860. Tutta dedicata agli occhiali da sole d’annata, invece, la proposta di Lamù Vintage di Bologna: centinaia di occhiali dagli anni Sessanta fino ai Novanta, alcuni firmati, altri introvabili, con lenti grandi, grandissime. Tonde o squadrate. Scenografici alla Elton John oppure tondi e rosa alla John Lennon. Sono addirittura in vendita degli esemplari di Silohuette Futura: in quattro colori e altrettanti modelli, rigorosamente originali e mai indossati. Il mondo della moda internazionale è stravolto quando, nel 1974, Silhouette presenta la collezione di occhiali da sole Futura. Questo modello diventa uno dei primi ambasciatori del marchio e un’icona degli anni Settanta, e ancora oggi – dopo innumerevoli “apparizioni” sul grande schermo – è un ricercatissimo oggetto da collezione.
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